iCats, tra profit e non-profit

di: Letizia de Felice

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Leggendo uno degli ultimi numeri del settimanale Vita   (del 30 luglio 2010) ho trovato un articolo davvero interessante dedicato a una figura ibrida che sta a metà tra il mondo profit e quello del non – profit.
Una figura che a mio avviso nasce nel rispettivo punto d’incontro di questi due mondi

L’autore Karim Bruneo ci parla a pagina 12 degli iCats, che tradotto sta per “impact catalyst”, ancora meglio, professionisti che grazie al loro bagaglio di conoscenza e competenze sono in grado di impattare sulle organizzazioni filantropiche grazie a un impegno professionale e non di puro volontariato.

Trovo molto curioso e rassicurante il riferimento a questo nuovo profilo, perché in un certo senso conferma una riflessione nella quale credo sempre più, ovvero che tra settore profit e non – profit la vera sfida è quella di mantenere e saper gestire un dialogo sempre più sinergico, continuo, all’insegna della compenetrazione.

Vista la sempre più ansiosa premura dell’impresa nel percorrere strade che conducano al compimento e alla realizzazione della sempre più nominata CSR, non può che diventare un beneficio la capacità di prendere e fare propri i valori del non – profit.
Così come il non – profit per sostenere la propria affermazione, traducendo i propri ideali in azioni, necessita ed ha bisogno di acquisire l’organizzazione e la capacità di autogestirsi tipiche del management.

Nell’articolo di Bruneo si cita addirittura una figura professionale, un profilo ben definito e circoscritto…che esiste ed è riconosciuto, appunto l’iCats.
Per capirne meglio l’essenza è fondamentale fare riferimento alla  LGT Venture Philantrophy ,società di asset management il cui obiettivo è quello di supportare tutte quelle realtà impegnate in un’ottica di sviluppo sostenibile a 360°.

La LGT Venture Philantrophy cura un vero e proprio progetto di scambio, selezionando i candidati che in un secondo momento verranno accolti in specifiche organizzazioni, seguendo una coerenza rispetto a competenze professionali e necessità dell’ente ospitante. Generando così un processo di scambio e vantaggio reciproco: per l’iCats di originare valore social tangibile e per le organizzazioni filantropiche di poter contare su professionalità.

Da seguire.

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