
Undici metri e 90mila volumi, specchi e claustrofobia per un inno all’impossibilità umana di possedere una conoscenza infinita. Un’esperienza individuale destabilizzante, un infinito disorientamento. Queste mi sembrano le parole più adatte per descrivere la fruizione dell’installazione di Matej Krén, Scanner, recentemente esposta al MAMbo di Bologna.
Questa costruzione di libri, specchi e changing lights è l'installazione più imponente finora realizzata da Matej Krén, uno dei maggiori artisti slovacchi contemporanei.
Lo specchio diventa al contempo lo strumento per creare l’illusione e svelarla.
Non appena ti vedi riflesso in un falso infinito, capisci che il problema diventa la stabilità della percezione.
Lo spazio angusto dell'interno, moltiplicato e complicato da una serie di specchi, provoca una sensazione di sublime atterrimento. Quelli che più comunemente potrebbero essere mattoni, vengono sostituiti da libri, scelti in quanto luogo di conoscenza e simbolo di un pensiero libero legato ad un ambito prettamente umano.
Scanner, appositamente ideata per il MAMbo, segnando il debutto in territorio italiano dell’artista slovacco, è la più alta finora realizzata da Kren, che a partire dagli anni Novanta ha proposto questa tipologia d’intervento in vari Paesi, con la volontà di indagare l’impossibilità di una conquista umana che possa considerarsi definitiva.
Ripercorrendo l’intervista sull’instant book_3 curato e prodotto dal MAMbo in occasione della mostra, a pagina 16, Matej Krén rispondendo alla domanda di Egon Alter su cosa fosse questo “Scanner”, l’artista risponde:
“Si tratta di una metafora relativa al processo di scansione, la forma di un tipo di passaggio di dati gestaltici dal mondo reale al suo modello artificiale. Scanner rappresenta l’interfaccia percepita tra i due, in cui tutto “cambia di stato” trasformandosi in annotazioni immateriali, nella crescente memoria surrogata del nostro mondo. È una proiezione metaforica della prigionia esistenziale delle nostre concezioni della realtà nella geologia delle loro stratificazioni sedimentarie.”
Dimenticavo…Egon Alter è un critico fittizio ideato da Matej Krén in occasione della mostra al MAMbo.