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L’ho visto qui e mi ha subito incuriosita. Così sono corsa anche io a vedere.

Trasformare i rifiuti in opera d’arte. Non una novità assoluta, qualche anno fa, i rifiuti erano pure stati messi in mostra al Fuorisalone, nella kermesse intitolata Luxury Garbage. Ma la cosa particolare è che qui entra in azione la bacchetta magica del packaging design. Tutto comincia quasi per sfida, quando un collega dell’artista americano Justin Gignac mette in discussione l’importanza del packaging e allora lui, in risposta, decide di andare alla ricerca di qualcosa che nessuna persona sana di mente avrebbe mai comprato e trovato interessante e di confezionarla in una maniera irresistibile, tale da indurre all’acquisto. Il progetto ha avuto successo, ovviamente, sennò non saremmo qui a parlarne. In otto anni Gignac ha venduto 1.200 cubi di New York Garbage in circa 25 paesi del mondo, grazie anche a un comodissimo sistema di e-commerce per ordinare anche da casa, a prezzi tra i 50 e i 100 dollari a pacchetto. E la cosa è diventata subito un “fenomeno”. Lo dimostra la rassegna stampa eccellente, con servizi dalla BBC al Gardian, a Playboy, Maxim, alla NBC, ai principali organi di informazione svedesi, tedeschi, di Hong Kong. E soprattutto Gignac si è focalizzato sui rifiuti prodotti durante eventi di richiamo internazionale come il giorno di San Patrizio a Dublino, piuttosto che la convention del partito repubblicano a New York, capodanno a Times Square, l’inaugurazione dello Yankee Stadium. Perché si sa, come dice l’artista: “One man’s garbage is an other man treasure. But New York City’s garbage, well, that’s art”.
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