
Consigliato anche a chi si sente a disagio quando si parla del dominio del web e dei social media. E' un saggio equilibrato, che non fa catastrofismi o che eccede in analisi da guru 2.0 a buon mercato. Scritto da due giornalisti, non ha pregiudizi in alcuna direzione, ma fotografa la realtà dell'informazione globale con obiettività e serenità.
Vale a dire spiegandoci che se anche l'impero di carta è al collasso - gli aneddoti e le analisi in proposito sono inequivocabili - non è detto che non si possa ripensare e reinventare un giornalismo vero, efficace e utile anche nell'era di vetro.
"Il Los Angeles Times ha dichiarato bancarotta prima di essere salvato, il Washington Post resiste a malapena, ovunque le redazioni chiudono, i corrispondenti esteri fanno fagotto e tornano a casa. In tutto il mondo, quotidiani con secoli di storia alle spalle ormai vivono alla giornata. E se fino a qualche tempo fa il web, potente vetrina promozionale, sembrava un utile alleato, oggi infuria una guerra senza quartiere tra chi vuol mettere ogni notizia a portata di click e chi cerca di proteggere contenuti di qualità faticosamente prodotti. Nelle battaglie tra i giovani leoni dell'informatica e le vecchie volpi dell'editoria, sono queste ad avere la peggio, mentre monta l'onda del giornalismo 'dal basso', con lettori che chiedono di partecipare in maniere sempre più attiva al flusso delle notizie: un cinguettio di Twitter, un link condiviso su Facebook, l'inchiesta fai da te di un blogger, le news di un aggregatore sono ormai più fruibili del classico quotidiano". (dal risguardo della copertina dell'opera)